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Mar, Ott

Metamorfosi e Metafora, un estratto da un'esperienza di specializzazione per formatori, col calamo in mente

Gli articoli
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A Gianmario Lucini

1. Ultramodernità e cambiamento

Il modulo formativo Metamorfosi e Metafora nasce come occasione per discutere e per affrontare uno dei temi più complessi e delicati del mondo contemporaneo, il cambiamento.

La prospettiva da cui si vuole osservare la questione è quella, parziale e forse un po' naif, del sottoscritto, un giovane che muove i suoi primi passi nel mondo del lavoro, protagonista mancato (o vittima, che poi è la stessa cosa) delle grandi mutazioni dell'Ultramodernità. Mi si perdoneranno, spero, le numerose velleità e ingenuità di cui sarà costellata questa traccia di pensiero.

Da sempre – ed è costitutivo dell'uomo – scontrasi con il passaggio da una fase all'altra della vita è fonte di smarrimento, se non di disagio o malessere; non capiamo il senso né l'origine delle mutazioni esistenziali che ci attraversano, tendiamo a resistervi, a sentirci coinvolti solo passivamente in esse, inani vittime di un fato superiore. Nei casi peggiori, poi, sviluppiamo forme di resilienza che, lungi dall'aiutarci nell'adattamento, ci consegnano nelle mani fiacche dell'ignavia.

Quando, poi, le singole esistenze vengono a intersecarsi in costrutti sociali più o meno complessi, come le famiglie, le organizzazioni, le istituzioni, alle trasformazioni biopsichiche si sommano quelle relazionali e professionali: è il mondo delle manipolazioni, delle sottomissioni, delle protervie o dell'incapacità affettiva e sentimentale.

La contemporaneità ha accresciuto il peso di queste trasformazioni, spingendoci ad affrontare cambiamenti sempre più frequenti e complessi: talvolta all'insegna di un assennata corsa al progresso, non di rado strumentale a meccanismi di massificazione delle coscienze, sfruttamento e controllo; talaltra, ed è forse peggio, sotto la spinta di un non meglio identificato “obbligo sociale” ad adeguarsi allo status quo del capitalismo post-industriale, che sempre più ha nell'accelerazione e nella disumanizzazione in suo marchio di fabbrica.
La crisi dei tardi anni '00, le recenti trasformazioni del mercato del lavoro, la scomparsa di quei nuclei familiari, identitari, corporativi o di classe, che fungevano da collettori per il confronto e da propulsori per l'azione di gruppo, la globalizzazione, il web 2.0 (ormai avviato verso il 3.0) – solo per fare alcuni esempi – ci impongono una flessibilità che troppo spesso rischia di diventare precarietà, anche a livello psichico.

In questo contesto, come riuscire a vivere con serenità e proficuità – per noi e per la società tutta – il cambiamento, cercando di interpretarlo come possibilità e non come vincolo? Il rischio di resa, di paralisi, è dietro l'angolo. Il crescente fenomeno dei NEET (Not in employment, education or training), i giovani che nemmeno cercano più il lavoro, ne è una prova. «Non studio, non lavoro, non guardo la tv, non vado al cinema, non faccio sport», recitava una canzone dei CCCP degli anni '80, ritraendo l'inanità di un profilo umano che oggi appare tragicamente attuale se non rampante: sintomo di una grande trasformazione, ma a sua volta di una generazione che le trasformazioni non sa ghermirle e cavalcarle.

Scendendo dal livello antropologico a quello sociale, non bisogna inoltre dimenticare tutti quei mutamenti, meno conclamati ma non meno significativi, che ogni giorno siamo chiamati ad affrontare: organizzazioni sempre più “orizzontali”, con conseguente riassetto di ruoli e responsabilità; vita lavorativa più lunga e coesistenza di fasce generazionali molto distanti fra loro; incremento della mobilità geografica, per studio (si vedano gli Erasmus) o lavoro; abbattimento delle frontiere dei mercati, con conseguente necessità di adottare un pensiero “globale”; ingresso, in tutti i contesti sociali, di culture nuove, spesso extra-comunitarie. Viviamo un mondo in costante movimento, che, come una biglia su un piano inclinato, non fa che accelerare.

2. Metamorfosi e tecnologie del sé

Non esistono, purtroppo, “ricette” per il cambiamento, né antidoti. Nonostante il mondo della formazione si trinceri spesso dietro viatici miracolosi o, al contrario, si erga a “facilitatrice” del cambiamento (una sorta di bizzarra eutanasia à la page), tutte le formule per umanizzare questa schizofrenica mania del “tutto e subito” si sono rivelate inutili se non dannose. Esiste però qualcos'altro.

Esiste la possibilità di prendersi tempo, di ascoltarsi, di trarsi un attimo da parte per cercare di capire e di capirsi. È una forma di askesis vecchia come il mondo, che, partendo dalle antiche forme di sapienza pre-socratica arriva agli esercizi spirituali degli stoici, si trasfigura nell'otium dei latini, si incarna nella meditazione monastica medievale e rivive nella flanerie ottocentesca del dandy: sono quelle che Foucault con una felice espressione chiama «Tecnologie del sé». Non è un caso, evidentemente, che dopo la rivoluzione industriale questa appena abbozzata storia delle pratiche di autocoscienza si sia interrotta, rimpolpata solamente da esotici e occasionali apporti orientali. Perché, in tutta la storia del sapere occidentale, si è sempre sentita l'esigenza di fermarsi, raccontarsi e soprattutto ascoltarsi? Perché la resistenza al cambiamento, lungi dal rappresentare un ostacolo, è un fenomeno normale e necessario, per non divenire banderuole pronte a essere sbatacchiate al primo soffio di vento: imparare a vivere la propria resistenza come momento di sfida e di messa alla prova, piuttosto che come anticamera della sofferenza e dell'inazione, può essere fonte di sollievo e di supporto. Per riprendere il nostro piano inclinato, non dimentichiamo che esiste l'attrito.

Un mondo senza tempo genera quello che Diego Fusaro ha chiamato con efficacia «nichilismo della fretta», un grumo a-storico di gesti senza memoria né progettualità, un eterno presente che schiavizza la coscienza. La mia generazione non ha – o non vuole avere – tempo per pensare al passato, né per costruirsi il futuro: non ha le fondamenta della memoria né lo slancio dell'utopia, incalzata da un hic et nunc desertificante e che punta alla povertà dell'immediatezza.

3. Metamorfosi e metafora

Metamorfosi e metafora si prefigge l'obiettivo di instaurare la consuetudine all'auto-riflessione, per connettere i cambiamenti in corso – qualsiasi essi siano – con il proprio vissuto, nell'ottica di trasformali in progetti e speranze per il futuro. Si vuole creare il setting adeguato alla costruzione di senso intorno al cambiamento e alle conseguenti resistenze. La metodologia, sulla scia degli studi di Duccio Demetrio, è quella della scrittura auto-biografica, interpretata come strumento di auto-monitoraggio. In particolar modo, la proposta di scrittura si articola intorno al concetto di “metafora”: attraverso il linguaggio simbolico si propone di accedere alle proprie dimensioni “interne” in modo più semplice, superando le comprensibili resistenze all'auto-narrazione. Il linguaggio metaforico, in quanto poiesis, creazione, aiuta a combattere il senso di fatalismo che può incombere sul cambiamento: connettere l'interiorità con l'esteriorità, trovare nuove vie per rappresentarsi, proiettarsi con l'immaginazione oltre lo status presente, sono possibilità che la metafora dà in modo semplice e intuitivo. Si tratta, in sostanza, di ridestare l'umana capacità figurativa, inibita dall'invito costante al “fare” senza “riflettere”: riappropriarsi del simbolico come abilità antropologica che superi il contingente.
La proposta di Metamorfosi e Metafora vuole essere un approccio alla dimensione poetica dell'esistenza, un'esplorazione non tanto dell'interiorità emotiva, quanto piuttosto delle capacità auto-analitiche e di rappresentazione del sé dei partecipanti. L'ambizione è quella di instaurare la consuetudine all'ascolto di sé attraverso la scrittura, di facilitare l'auto-monitoraggio del proprio processo di cambiamento, impossibile attraverso scale di valori o strumenti numerici.
Il sentirsi non più attore di un copione scritto da altri ma autore del proprio poema, creatore delle proprie visioni, è il primo passo per stare nel cambiamento, comprenderlo, agirlo.

4. Finalità e obiettivi

Finalità:

  • favorire nei partecipanti la riflessione sul proprio processo di cambiamento e fornire loro uno strumento di monitoraggio costante dello stesso.


Obiettivi:

  • accompagnare i processi di cambiamento del soggetto all'interno del gruppo;
  • acquisire strumenti di autovalutazione dello stesso;
  • favorire un ruolo attivo e consapevole nei processi di cambiamento.


Apprendimenti attesi:

    1. Appropriazione di una visione più profonda e sfaccettata di sé, per:

  • stimolare la riflessione su ruolo e responsabilità nelle organizzazioni;
  • supportare l'attività di orientamento professionale e personale.

 

    2. Allenamento a un'auto-riflessione costante sul proprio agire, per:

  • monitorare i processi di cambiamento.


    3. Appropriazione di un ruolo attivo nei processi di cambiamento, per:

  • supportare la persona nei cambiamenti esistenziali e sociali (fasi della vita, cambio di lavoro, riabilitazione…).


    4. Acquisizione di un ruolo di ascolto attivo dell'altro, per:

  • facilitare la riflessione e la condivisione di esperienze e obiettivi nelle attività di gruppo;
  • favorire un approccio aperto e costruttivo nei contesti di eterogeneità culturale.


5. I Contenuti

1. Attivare il metaforico: Sperimentazione ed esplorazione del linguaggio metaforico, per riattivare la dimensione simbolica soggettiva e collettiva. Ci si avvale soprattutto della dimensione ludica propria degli acrostici e della poesia surrealista, in forme quali le cadavre exquis e l'un dans l'autre.

2. Il linguaggio metaforico: Introduzione teorica alla metafora come modalità espressiva e lettura di testi che esprimono trasformazioni attraverso l'uso della metafora.

3. Le stagioni del cambiamento: Sperimentazione del racconto autobiografico ed emozionale mediante l'uso dell'haiku. Si cercherà in particolare, riprendendo l'espressione di James Hillman, di esplorare il proprio «giardino interiore», a partire dalla dimensione naturalistico-affettiva della poesia giapponese.

4. Metafore del cambiamento: Elaborazione di haiku che ricalchino le diverse fasi del cambiamento; in particolare, si potenzierà la dimensione del ricordo, quella dell'istante e quella dell'utopia.

5. Correlativo oggettivo: Costruzione di simboli, metafore e “ambienti” che descrivano emozioni e trasformazioni, a partire dalla figura retorica del “correlativo oggettivo”. Si cercherà di trasfigurare in oggetti, luoghi, situazioni la propria metamorfosi.

6. Metamorfosi e metafora: Composizione libera di poesie che descrivano, tramite linguaggio metaforico, il proprio processo di cambiamento.

7. Raccontare il cambiamento: Discussione sull'uso della metafora per descrivere il cambiamento, seguita da proposte su come applicare questo strumento nella vita di tutti i giorni. In particolare si insisterà su come l'auto-ascolto, attraverso la scrittura creativa, possa diventare strumento di azione, di prassi marxianamente intesa, per trasformare il soggetto da vittima del cambiamento a protagonista di esso.

6. Metodologia e strumenti didattici

La struttura metodologica adottata prevede un'alternanza fra momenti esperienziali e di riflessione. Lo strumento didattico proposto è quello della scrittura, per focalizzare attraverso esercizi mirati le fasi del cambiamento in corso: in particolare si favorisce l'uso della poesia e della metafora, per la loro forza evocativa e per la dimensione più schiettamente emotiva che le caratterizza.
Ogni esercitazione dovrà essere seguita da un momento di riflessione di gruppo, per calare i concetti e le immagini emerse nell'esperienza quotidiana di cambiamento.
Le prime attività proposte sono pensate per far prendere ai partecipanti dimestichezza con il linguaggio metaforico, tramite una dimensione prettamente ludica. Segue un breve momento più teorico/riflessivo, in cui si focalizza l'attenzione sulle potenzialità espressive del linguaggio figurato, in particolar modo nel descrivere sentimenti e trasformazioni: vengono proposti alcuni brani letterari in cui al centro c'è il tema della metamorfosi. Infine si cerca di sollecitare nei partecipanti, attraverso ulteriori esercitazioni, la produzione di testi poetici che possano descrivere e accompagnare il proprio percorso di trasformazione.

Bibliografia

G. Bataille, L'esperienza interiore, Dedalo, Bari, 2002 [prima ed. 1943].
D. Demetrio, La scrittura clinica. Consulenza autobiografica e fragilità esistenziali, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2008.
D. Demetrio, Raccontarsi. L'autobiografia come cura di sé, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1996.
M. Foucault, Tecnologie del sé, Bollati Boringhieri, Torino, 1992.
D. Fusaro, Essere senza tempo. Accelerazione della storia e della vita, Bompiani, Milano, 2010.
J. Hillman, Il piacere di pensare. Conversazione con Silvia Ronchey, Rizzoli, Milano 2001.
J. Hillman, Le storie che curano, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1984 [prima ed. 1983].
C. G. Jung, Psicologia e poesia, Bollati Boringhieri, Torino, 1979 [prima ed. 1922].
C. G. Jung, Simboli della trasformazione, Bollati Boringhieri, Torino, 2012 [prima ed. 1912].
N. Ordine, L'utilità dell'inutile, Bompiani, Milano, 2013.

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