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Gio, Giu

Francesco Varanini, Macchine per pensare. L'informatica come prosecuzione della filosofia con altri mezzi, Guerini e Associati, Milano, 2016

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Macchine per pensare, di Francesco Varanini, è solo una delle forme di un progetto nato anni fa. Se ne trovano altre tracce nel blog Dieci chili di perle, ma anche altrove. In questa occasione è stato racchiuso in un libro, ma è lo stesso autore che ci dice:
Avete in mano un libro. Ma allo stesso tempo avete a portata di mano un computer, grande o piccolo. [...] Approfittatene.”
Con questa semplice frase, viene abbracciata e accolta l'idea di complessità che ci troviamo davanti tutti i giorni, mentre, semplicemente, viviamo.
Varanini, in fondo, dice una cosa semplicissima: tutta la tecnologia che abbiamo intorno, potrebbe essere diversa.
Per capire a dovere questa frase e tutte le sue implicazioni, Varanini ci fa ripercorrere la storia della creazione di quelle macchine che ci siamo abituati a chiamare computer. È necessario, per esempio, immergerci nel contesto storico che ha portato a creare il mito dell'intelligenza artificiale e di una macchina-Dio che ci sostituisse nelle scelte più importanti. Non è un caso che quest'idea – questo bisogno – sia nata all'indomani dei nazionalsocialismi che hanno sconquassato profondamente l'umanità. Era necessaria una guida da seguire, qualcuno che indicasse la strada. Un modello, imposto dall'alto, per limitare la complessità delle cose, per racchiudere il mondo e dargli limiti confortanti.
L'informatica di oggi si basa su quel modello. Il tertium non datur, cioè la terza parte – la terza via - non data, non prevista. In parole povere: se qualcosa non è spiegabile, non è riconducibile a un linguaggio fatto di 0 e di 1, non è da considerarsi. Non a caso il sottotitolo di Macchine per pensare è: “L'informatica come prosecuzione della filosofia con altri mezzi”. La filosofia è la ricerca del cosa, del sapere. Limitare la filosofia a un solo linguaggio, è un impoverimento in partenza.
È importante usare la tecnologia che abbiamo intorno con consapevolezza, perché solo così la macchina diventa un potenziamento per l'uomo e non una sua sostituzione. L'uomo è ricchezza, adattamento, infinite possibilità. È riduttivo, e pericoloso, modellare il nostro pensiero solo secondo i mezzi e i linguaggi che abbiamo a disposizione. Douglas Engelbart, l'inventore del mouse, del word processor e precursore dell'interfaccia grafica a finestre che ancora oggi noi tutti usiamo, diceva che il computer deve servire a potenziare la capacità mentale dell'uomo, non a sostituirla. Il computer è uno strumento. Proprio come la ruspa serve a potenziare la nostra forza.
È giusto considerare l'informatica dal punto di vista dell'uomo, non della macchina. È giusto sfruttare le possibilità delle macchine che abbiamo e goderne. Ma è anche giusto non smettere di immaginare, perché l'informatica che abbiamo oggi è solo una delle informatiche possibili

 

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