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Mer, Lug

Valori e buone pratiche per combattere la corruzione. Un'esperienza formativa nel Comune di Venezia

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Il progetto
La legge n.190 del 2012, che indica le “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione dell'illegalità nella pubblica amministrazione”, prevede un’attività formativa obbligatoria sul tema scottante della corruzione nella PA. La legge prevede, inoltre, che la formazione sia inserita nel Piano annuale di “Anticorruzione” e rendicontata semestralmente, pena la responsabilità dirigenziale. 
È una scelta importante che mira a coinvolgere i dipendenti pubblici su un tema cruciale. Dalla dirigenza al semplice impiegato/a nessuno deve sentirsi escluso dalla responsabilità dei comportamenti agiti e dalla conoscenza della norma e delle implicazioni che la corruzione ha nella vita del nostro Paese. 
Il concetto di “obbligo” formativo però può far scattare nei destinatari sentimenti avversi, resistenze e diffidenza. Ci si deve, dunque, chiedere come coinvolgere le persone su un tema di cui si parla ogni giorno e su tutti i media, ritenuto importante da tutta la comunità, senza far sentire i/le dipendenti come presunti implicati nei processi corruttivi e sotto accusa solo con la convocazione all'attività di formazione.
Nel Comune di Venezia è stato progettato un processo aperto a tutti, basato sull’adesione volontaria, per spostare il focus dall'obbligo formativo sul tema “corruzione” al coinvolgimento di tutti. L’obiettivo è stato quello di permettere alle persone di confrontarsi, di esprimere il proprio pensiero e di farsi un'opinione più fondata e solida su come intervenire e migliorare le situazioni di lavoro al fine di prevenire ed evitare episodi corruttivi.
 
Gli obiettivi
Nell’ambito di questo progetto di formazione nella fase di progettazione sono stati individuati come obiettivi principali:
  • verificare l’interesse al tema da parte dei dipendenti dopo quanto accaduto negli ultimi due anni in città1;
  • raccogliere i loro pensieri, riflessioni, considerazioni e proposte operative sul tema della prevenzione della corruzione;
  • sperimentare metodo e strumenti innovativi, di tipo partecipativo, nell'attività di formazione, garantendo nel “campione” di partecipanti una rappresentatività dell'universo delle figure e categorie di tutto il personale.
In tal senso l'obiettivo iniziale ha previsto il coinvolgimento di 300 dipendenti, pari al 10% del personale in servizio attivo nel Comune di Venezia.
 
Il metodo
La sfida è stata quella di realizzare un processo partecipativo su un tema delicato, cercando di valutare il livello di interesse potenziale tra i destinatari. Per garantire risultati significativi in tale processo si è ritenuto opportuno utilizzare una metodologia conosciuta e già sperimentata in altre situazioni partecipative: il “World Cafè”2.
A questa attività, denominata “Tavoli di discussione sui valori e le buone pratiche per combattere la corruzione”, hanno potuto aderire volontariamente i dipendenti comunali. 
La struttura ha previsto quattro giornate di lavoro, ognuna organizzata in più sessioni parallele di incontro. In ogni giornata sono stati allestiti otto “tavoli di discussione” da otto posti (in due aule). Alla fine sono stati realizzati 39 tavoli sui 40 previsti per complessivi 274 partecipanti su circa 300 invitati.
Una criticità si è presentata nell'adesione al progetto. Infatti, inizialmente avevano aderito meno persone di quanto fosse previsto. Si è deciso quindi di sollecitare la partecipazione del personale attraverso i Dirigenti e i Referenti della Formazione, grazie ai quali è stato facilmente raggiunto un numero soddisfacente di richieste di iscrizione.
A posteriori, in fase di valutazione dell'esperienza, si è compreso che nella fase di coinvolgimento dei dipendenti sarebbe stato opportuno illustrare con maggiori dettagli le caratteristiche e gli obiettivi dell’iniziativa. Probabilmente non era stato esplicitato – nel comunicato apparso sulla intranet aziendale “Altana" – che non era necessario possedere conoscenze di ingresso sulla normativa sull’anticorruzione e che invece era importante avere motivazione e voglia di condividere pensieri, preoccupazioni, proposte. Durante la fase di raccolta delle iscrizioni, a coloro che hanno chiesto informazioni sul progetto è stato comunque esplicitato che il percorso non era riservato a coloro che conoscevano la normativa o operavano nei processi dell'anticorruzione ma era aperto a tutti coloro che volevano contribuire a costruire un sapere comune. È possibile quindi che l’adesione al progetto sia stata, inizialmente, contenuta. Invece, quando il progetto è stato avviato, il passa parola dei colleghi ha consentito di diffondere le informazioni, tanto da far pervenire molte nuove richieste di iscrizione e manifestazioni di interesse. 
Nonostante questa criticità riscontrata nella fase di coinvolgimento del personale, l’utilizzo del metodo partecipativo ha trovato la curiosità e l’interesse dei partecipanti. La soddisfazione manifestata dai dipendenti comunali ha fatto si che, alla conclusione del progetto, arrivassero richieste per replicare l'esperienza e consentire nuove partecipazioni.
 
I tavoli di discussione
La metodologia del World Café prevede che ad ogni “tavolo”3 siano convocati gruppi misti di dipendenti: eterogenei per direzione di provenienza, ruoli, mansioni, genere e fascia di inquadramento contrattuale, così da mettere a confronto senza preconcetti, idee, conoscenze ma anche dubbi, timori e posizioni differenti.
In ogni sessione e in ognuna delle due grandi aule è stata prevista la presenza di un coordinatore. La funzione del coordinatore, sempre esterno ai tavoli ed alla discussione, è stata quella di introdurre il tema, precisare gli obiettivi, chiarire le regole, scandire i tempi. 
Oltre al coordinatore sono stati previsti dei facilitatori che hanno avuto il ruolo di aiutare i gruppi nella discussione. La presenza dei facilitatori è stata indispensabile per illustrare il compito, mantenere la discussione nei binari giusti, dare la parola a tutti/e, contenere gli interventi e soprattutto aiutare le persone al tavolo a fare sintesi per riassumere i concetti principali e raccoglierli in post-it.
 
 
 
L'attività si è svolta in maniera dinamica, in circa tre ore di lavoro per sessione, con la seguente articolazione:
  • un “frame” comune di introduzione costituito da un video blog (collage di scene di film storici e di discorsi di personaggi pubblici famosi sul tema);
  • discussione nei “tavoli“, composti in modo casuale, con sedie in cerchio e due persone che si dovevano spostare dopo ogni item per modificare la composizione del gruppo;
  • cinque item/domande aperte proposte in sequenza con la logica ad imbuto: da quella di analisi generale (perché c'è la corruzione?) a quella più propositiva e stringente (quali buone pratiche proporreste per contrastare la corruzione);
  • un tempo dato per la riflessione individuale sul tema e successivamente il confronto nel gruppo per individuare le risposte più significative e condivise.
Ogni argomento è stato presentato, approfondito, discusso. Le idee emerse e le proposte sono state sintetizzate dal gruppo – quando è stato possibile in maniera condivisa –. Ogni opinione è stata comunque raccolta e inserita nel materiale elaborato in una seconda fase.
Attraverso questa metodologia è stato possibile stimolare la produzione di idee e proposte, raccogliere opinioni, riordinare e mettere assieme quanto si è raccolto e restituire i risultati a chi ha partecipato. 
È molto importante restituire il contenuto del lavoro a colleghi e colleghe che hanno partecipato ma anche a chi non è intervenuto al fine di far comprendere il senso dell'attività. Inoltre, è stato importante anche informare l'Amministrazione comunale, che infatti si è impegnata formalmente a tener conto degli esiti del lavoro ai fini delle scelte future. 
I processi partecipativi mettono le persone al centro dell'attività e creano un clima di fiducia tra chi propone e chi aderisce alla proposta. 
Con questa esperienza abbiamo compreso quanto sia importante curare tutte le fasi del processo, dall'informazione iniziale che deve essere chiara ed esplicita alla indicazione delle le regole del gioco (obiettivi, tempi, comportamenti, ecc.), fino all'espicitazione del senso complessivo del processo partecipativo. 
 
La valorizzazione del processo 
Nei vari World Café organizzati sono state raccolte 1.467 indicazioni su cinque temi, che sono state elaborate successivamente da un gruppo di facilitatori e conduttori.
Per garantire livelli di omogeneità minimi e di attendibilità sui risultati è stato costruito uno schema metodologico e sono state definite le istruzioni per l'uso utili per tutto il gruppo di lavoro, al fine di valorizzare tutto il materiale raccolto.
Partendo dai cinque argomenti/item posti nella discussione sono stati creati dei sottogruppi (composti da due o tre persone max) che hanno provveduto a riordinare le risposte raccolte e mappare le parole chiave assegnando dei Tag4. Ad esempio, la parola “onestà” che è stata ricorrente nella discussione, da sola o in molte brevi frasi, è divenuta un Tag. Alla fine di questo lavoro di rielaborazione le 1.467 risposte raccolte sono state “rilette” e rielaborate in 33 macro Tag, che comprendevano 68 Tag secondarie.
 
 
 
 
Il valore di un processo partecipativo 
I risultati del progetto, cosi come previsto inizialmente, sono stati condivisi nell’amministrazione comunale:
  • sono stati presentati alla Responsabile dell'Anticorruzione del Comune di Venezia, il Segretario Generale dell'Ente, con l'obiettivo di divenire materia di studio, riflessione e base per aggiornare e migliorare il Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione – PTCP dal 2016;
  • sono stati pubblicati sulla Intranet aziendale per dare vita a nuove iniziative di confronto;
  • sono stati presentati, infine, in un momento pubblico, a tutti coloro che hanno partecipato al processo formativo e ad altri attori coinvolti nelle misure di miglioramento.
I risultati di questa iniziativa hanno evidenziato che c'è una grande sensibilità, da parte dei partecipanti, sul tema dell'etica e sulle buone pratiche. Tale sensibilità ben si integra con la necessità dell'Ente di individuare e segnalare i comportamenti scorretti e di avere la certezza della sanzione per tali comportamenti.
Nell’incontro di restituzione dei risultati dei “Tavoli di discussione – Valori e buone pratiche per combattere la corruzione”, organizzato nel febbraio del 2016 presso il Teatro Goldoni di Venezia, il report prodotto è stato commentato a più voci: dai partecipanti con metodologia interattiva smart e da due qualificati relatori, quali sono stati Antonello Calvaruso, Presidente AIF, esperto di metodologie attive nel campo della formazione, e Alberto Vannucci, dell'Università di Pisa, esperto di prevenzione e contrasto della criminalità organizzata e della corruzione 
In questa giornata conclusiva hanno avuto modo di partecipare anche i facilitatori dei tavoli, i direttori e i dirigenti, i referenti anticorruzione, i referenti della trasparenza, i referenti della formazione ed altri importanti attori istituzionali.
L'obiettivo di questa esperienza è stato, dunque, di dare rilevanza e valore ad un processo partecipativo, caratterizzato dalla ricchezza dei contenuti raccolti ed elaborati. Attraverso una formazione curiosa e attenta alle persone è stato possibile lavorare sui significati di nuova cultura organizzativa e sulle possibili ricadute sul senso di appartenenza del personale, del livello dirigenziale e del livello politico in un grande Comune come quello di Venezia.
 
 
I facilitatori e i conduttori in aula sono stati: 
Alessandro Caparelli, Alfredo Rispoli, Anada Francesconi, Anna Malaguti, Caterina Pezzo , Flavia Ceccato, Franco Nicastro, Gabriella Gaeta,Giuseppe Mella, Manuela Olivieri, Martina Semenzato, Massimo Corezzola, Michela Carraro.
I tecnici: per il video blog Renato Greco e Daniela Zennaro, per il supporto tecnologico nella fase di rielaborazione dei materiali Vania Negrato.
 
 
1  La città di Venezia e la sua Amministrazione sono state travolte dallo scandalo tangenti per i lavori del MOSE nel 2014-2015.
2  “world cafè” (…) “è un metodo efficace per dare vita a conversazioni informali vivaci, concrete e costruttive, su questioni che riguardano il lavoro la vita di una organizzazione o di una comunità (da guida breve world cafè) a cura di Gastaldi e Galanti (www.theworldcafe.com)
3  Per “tavolo” si intende, in questo contesto, un setting formato da un cerchio di otto sedie e con un facilitatore in piedi per dare i tempi della discussione e permettere l'espressione di tutte le opinioni. 

4   TAG: sorta di “etichetta” che identifica in un testo l'argomento principale e più nominato o utilizzato.

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