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Dom, Feb

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N° 12 / 2018 - La Scuola che cambia, la Scuola è già cambiata.

 

 
 

Introduzione al numero tematico 12 - La Scuola che cambia, la scuola è già cambiata. Perché un numero 'beta permanente'

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Dedicare un intero numero alla Scuola può sembrare una scelta prevedibile per una rivista che si occupa di Formazione. In realtà, la scelta è orientata proprio dalla denominazione stessa di questa rivista, che associa la Formazione al Cambiamento.Non potrebbe essere altrimenti, perché l’apprendimento è un processo dinamico e non un risultato statico.

Certo non potevamo non evidenziare ancora una volta i dati e le informazioni che ricordano sempre, a noi e al mondo, quanto nel nostro paese il processo di produzione e diffusione della conoscenza che, in primo luogo, passa per le aule scolastiche, sia rallentato e talvolta ostacolato. Per questo abbiamo ripreso e inserito le schede con le statistiche di Eurydice e quelle dell’ultimo Rapporto del Censis, il n. 52 del 2018, che rammentano quanto occorra ancora intraprendere perché la Formazione sia efficace e il Cambiamento sia realizzato con una velocità correlata alle caratteristiche della Società 5.0, della Social Innovation, dell’Industria 4.0, della Pubblica Amministrazione digitale, insomma dei lavori e stili di vita (nuovi, rinnovati, ritrovati) che oggi iniziano a palesarsi. A queste due schede abbiamo poi aggiunto una terza che sintetizza le ultime riforme in vigore nelle istituzioni scolastiche, dal 2016 al 2018, sempre tratte da Eurydice.

Ma ridurre la Scuola alla mera funzione di supporto, magari di acceleratore, del cambiamento, non è la nostra intenzione, non è quella dei tanti professionisti, esperti, non ultimi cittadini che hanno da sempre compreso tutte le funzioni manifeste, meno manifeste e anche latenti della più rilevante istituzione sociale che ogni civiltà ha progettato e curato per sostenere il presente e pensare il futuro, anche come un’utopia da raggiungere.

Ci piace a questo punto riprendere le parole di P.P. Pasolini, attento osservatore della cultura del suo tempo e capace di visioni sul futuro. Chi può dimenticare i suoi moniti sui rischi di una crescita senza limiti dell’edonismo consumistico e del ruolo dei mass media senza controllo? E non aveva conosciuto il deep web e il dark web e, comunque, i rischi del più ampiosurface web per persone con scarse competenze digitali e sociali.

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Pasolini proponeva l’efficace distinzione tra “sviluppo” e “progresso”, affatto sinonimi. Lo sviluppo è voluto da chi vuole principalmente aumentare il numero di coloro (consumatori) che possono avere accesso ai beni e servizi già prodotti, mentre il “progresso” ci porta a pensare in modo empatico, a definire, a ideare, a testare, a valutare (tutte le azioni di un processo di design thinking) a bisogni che non hanno ancora trovato ascolto e quindi risposte. Il progresso riporta in primo piano le persone, gli attori sociali.

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Ecco, la Scuola come la pensiamo noi, è l’Istituzione sociale per il progresso, anzi: il Progresso, quello che l’Europa cerca di perseguire con una crescita intelligente (sviluppare un’economia basata sulla conoscenza e l’innovazione), sostenibile (promuovere un’economia più efficiente sotto il profilo delle risorse, più verde, più competitiva), inclusiva (promuovere un’economia con altro tasso di occupazione che favorisca la coesione sociale e territoriale).

Allora abbiamo pensato di costruire questo numero n. 12 proprio cercando di raccontare alcuni degli innumerevoli casi di progetti di progresso: dei processi per l’apprendimento, delle competenze delle persone (di base, tecniche professionali ma soprattutto trasversali, quelle utili per diagnosticare, relazionarsi e affrontare e risolvere un’area di possibile cambiamento), delle nuove relazionie osmosi tra il dentro e il fuori della scuola, delle tecnologie digitali.

Mi è bastato girare intorno a me lo sguardo, attingere alle esperienze di formazione continua realizzate negli anni nelle e per le scuole(dalle attività realizzate per formulare i percorsi della riforma di Luigi Berlinguer in poi)per trovarmi subito sommersa da potenziali contributi e rischiare di rimanere intrappolata in un processo di difficile selezione, comunque necessaria per avviare questo n. 12.

Allora abbiamo pensato ad un n. 12 aperto, “beta permanente”, non poteva essere fatta una scelta differente. Questo numero ospiterà i contributi che ci verranno inviati anche dopo la sua messa on line. E soprattutto sarà la base, il piedistallo, di un evento pubblico, che realizzeremo come Formazione&Cambiamentocon una modalità di progettazione partecipata durante il 2019.

Ed ora un breve elenco, la lista dei contributi in rigoroso ordine alfabetico. E un sentito grazie ai pionieri di questo numero.

  • Paola Arduini, eTwinning comunità per l'innovazione
  • Maria Cristina Bevilacqua, Il Poster, non la Ruota! Che cos’è, cosa non è, a cosa serve, come si usa la Ruota Padagogica per la pianificazione dell’apprendimento
  • Patricia Chiappini e Roberto Vardisio, Maturità Digitale. Una nuova sfida per l’educazione
  • Patrizia Cinti, Competenze e professionalità per la società della conoscenza e dell’apprendimento
  • Rosanna Consolo, MultiAccessibilità: una questione di progettazione flessibile 
  • Ida Cortoni, La Digital Education come metodologia educativa
  • Raffaele di Fuccio, Simone Mulargia e Christian Ruggiero, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 3.6, tecnologie ibride e loro appropriazione nel segmento 3-6 anni
  • Cristina Galizia, Arringo, un blog che fa scuola
  • Myriam Ines Giangiacomo, Il senso dell’apprendimento nella scuola attuale
  • Angelo Lacovara, Competenze digitali e lavoro, che può fare la Scuola
  • Maria Punturo, “Il futuro è già qui, negli occhi dei miei studenti”
  • Cinzia Rossi, “La partita del futuro” per il sacro deposito
  • Paola Santoro, LEGO® SERIOUS PLAY®, un gioco serio per affrontare le sfide della didattica
  • Cecilia Stajano, Coding Girl, le nuove generazioni per le pari opportunità nell'economia digitale

A questi contributi si aggiunge la recensione di Domenico Lipari, fondatore e direttore della rivista, del volume di Dario Forti, Franco Natili, Giuseppe Varchetta, Il soggetto incompiuto, psicosocioanalisi dell’individuo, dell’organizzazione e della polis.

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