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N° 12 / 2018 - La Scuola che cambia, la Scuola è già cambiata.

 

 
 

La Digital Education come metodologia educativa

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Digital Education è un’espressione ormai entrata da qualche anno a far parte del vocabolario formativo, politico e sociale, condiviso nel dibattito scientifico e pubblico, seppur con qualche distorsione concettuale e difficoltà nell’applicazione educativa quotidiana. Capita spesso che si intenda per Digital Education l’esercitazione informatica nel laboratorio di calcolo o, comunque, un percorso di alfabetizzazione tecnico procedurale (ad esempio l’EDCL), legato all’utilizzo della tecnologia, oppure all’uso strumentale di qualche medium, per proporre una didattica alternativa, spesso definita innovativa, in cui tuttavia l’unico aspetto nuovo si riduce all’inserimento del mezzo all’interno di un percorso tradizionale già programmato e, dunque completamente statico. Ma partiamo dalla composizione terminologica dell’espressione.

Educationrimanda alla complessità del processo educativo messo in atto attraverso l’intervento di diverse agenzie (in primis la famiglia e la scuola) per fornire a ciascun individuo gli strumenti cognitivi, emotivi e comportamentali sufficienti per costruire la propria identità individuale e sollecitare la propria integrazione sociale, facendo leva sulle capabilities interiori attraverso continue e progressive stimolazioni socioculturali. L’aggettivodigital, invece,rimanda alla rapida diffusione delle tecnologie e dei linguaggi mediali, nonché alla loro progressiva domesticazione nelle pratiche quotidiane di tutti i cittadini e alla loro influenza nei processi di identificazione di ciascuno.

Proprio il ruolo assunto progressivamente dai media nei processi di socializzazioneha indotto molti studiosi ed educatori a porsi nuove problematiche educative che coinvolgono direttamente questi devices, rispetto alle quali trovare risposte adeguate e interventiinclusivi efficaci. In particolare, una delle prime domande a cui l’educatore sente di dover rispondere è questa: Come cambia l’educazione quando anche il digitale comincia a diventare una variabile interveniente nei processi di socializzazione?

La questione educativa con il digitale è più complessa di quello che apparentemente potrebbe sembrare, nella misura in cui bisogna proiettarsi mentalmente nelle modificazioni che il digitale può produrre in termini di sviluppo cerebrale, dei processi di apprendimento, amplificazione degli stati emotivi e alterazioni comportamentali e sociali dei suoi fruitori. Proprio la percezione della complessità del fenomeno, a cui spesso corrisponde uno scarso investimento in termini di ricerca sulle problematiche connesse, ha indotto dapprima studiosi, ma anche politici ed educatori, a riflettere supossibili strategie e percorsi di Digital Education in grado di sfruttare le potenzialità dei linguaggi digitali e integrarli nel percorso educativo, potenziandone i benefici e riducendone i rischi e la paura degli stessi.

Parlare di Digital Education dunque significa andare oltre le funzionalità dello strumento e prendere in considerazione tutte le componenti e le caratteristiche di un sistema comunicativo entro cui lo strumento possa essere utilizzato, analizzando le relazioni delle stesse sia rispetto alle opportunità di apprendimento individuale degli studenti, secondo una prospettica psico emotiva e cognitivo comportamentale, sia in termini di strategia didattica per innovare i metodi di insegnamento, alla luce delle forti stimolazioni metacognitive che i media continuamente sollecitano nelle nuove generazioni.

La stimolazione dell’apprendimento

Dal punto di vista dello sviluppo dell’apprendimento del bambino, partendo dalle teorie di Piaget e Vygotskij, si ipotizza che l’esperienza mediale condizioni lo sviluppo di competenze, non solo digitali, ma anche trasversali, che si proiettano sui processi di rappresentazione, interpretazione e partecipazione nella realtà circostante. Allo stato attuale non si conosce precisamente la natura e il tipo di orientamento cognitivo ed emotivo alla base di questa relazione, ma si intuisce la presenza di un condizionamento reciproco fin dalla primissima infanzia, quando si instaurano i primi contatti con i media digitali.

Certamente il modello educativo e di socializzazione familiare e scolasticarisente del condizionamento tecnologico sia in termini di accesso e disponibilità infrastrutturale, sia di stile fruitivo mediale e livello di competenza acquisito. Talivariabili costruiscono profili comportamentali di mediazione culturale al medium che non solo orientano il comportamento digitale dei bambini, ma influenzano anche la loro proiezione identitaria sociale e lo sviluppo spontaneo della loro struttura cerebrale, anche rispetto alla stimolazione mediale.

La mediazione delle agenzie nel processo di sviluppo è certamente fondamentale per il consolidamento dei diversi stadi di apprendimento del bambino, tuttavia con il digitale risulta spesso latente, a causa della scarsa relazione degli adulti con le tecnologie e della scarsa presa di coscienza del potere di metacognizione dei media e di come utilizzarli nel processo educativo. Questo comporta l’emergere progressivo di un gap intergenerazionale che tenderà ad intensificarsi con l’aumentare dell’età. Tale gap di natura linguistica, valoriale ed educativa si intensifica nel terzo stadio dello sviluppo dell’apprendimento (il cosiddetto pensiero sociale di Vygotskij), dove la presenza dell’adulto è invece fondamentale per strutturare la presa di coscienza del ragazzo rispetto alla realtà, compresa quella veicolata dai media digitali. L’adulto infatti rischia di non riuscire a intermediare il rapporto del bambino con la tecnologia, compromettendo lo sviluppo e la maturazione di alcune metacompetenze, fondamentali per sviluppare autonomia e partecipazione sociale in modo critico e consapevole.

È tuttavia ipotizzabile anche che la mediazione culturale adulta possa essere sostituita da diverse forme di mediazione socioculturale, rintracciabili in altre agenzie di socializzazione che contribuiranno a orientare i processi di metacognizione, quali appunto i media digitali.Per questo motivo è importante investire e fortificare il ruolo di mediazione sociale ededucativa della scuola rispetto al digitale.

Quest’ultimo certamente rappresenta un oggetto culturale, il cui valore va individuato oltre la sua funzione tecnica. Il medium integrato nella didattica può essere uno stimolatore di interesse, motivazione e curiosità sviluppando progressivamente un legame emotivo fra lo studente e l’oggetto di apprendimento, di cui il medium è soltanto il mediatore linguistico e relazionale; ma lo strumento tecnologico può rappresentare qualcosa di più di un semplice amplificatore delle emozioni degli studenti.

Oltre a stimolare la percezione multisensoriale, il medium può intervenire anche nei processi cognitivi provocando un aumento dell’attenzione, una facilitazione nei processi di interiorizzazione e memorizzazione, favorendo dunque, il ricordo, il riconoscimento e quindi la comprensione di un fenomeno raccontato o rappresentato attraverso strumenti mediali.

A questo punto la questione si sposta sul metodo,poiché l’efficacia di un sistema digitale all’interno di un sistema educativo è rilevabile sulle strategie e sulle azioni di inclusione messe in atto dal docente all’interno di specifiche situazioni per ottimizzare il raggiungimento degli obiettivi educativi prestabiliti, attraverso lo sfruttamento delle potenzialità linguistiche e tecnologiche del medium.

L’attenzione sulla Digital Education dunque inizia progressivamente a spostarsi dalla questione tecnologica alla questione metodologica. Recenti ricerche e sperimentazioni sulle competenze digitali cominciano a ragionare sul digitale come metodo di insegnamento e apprendimento, in grado di potenziare competenze trasversali, quali ad esempio quellelegate sia all’espressione del sé, sia alla capacità relazionale e comunicativa con l’altro nell’ottica della condivisione dei contenuti mediali e delle esperienze didattiche digitali, affrontate all’interno di gruppi di lavoro. In ogni caso, le potenzialità dello strumento digitale per lo sviluppo dell’apprendimento sono certamente condizionate dall’approccio educativo e dalle capabilities del docente nel cogliere il tipo di rapporto fra tecnologia e studente all’interno di un contesto situato.

La gestione della didattica digitale

Ma cosa significa attivare un percorso di Digital Education a scuola? Non si tratta proprio di un compito così semplice da portare a termine,poiché comporta una serie di interventi educativi preliminari alla progettazione e allo sviluppo della didattica:

  1. Le tecnologie sono sicuramente beni materiali che rientrano nell’insieme delle risorse disponibili, di cui la scuola può servirsi per avviare e sviluppare un percorso didattico di innovazione. In questo caso, prima della progettazione formativa con il digitale, diventa importante svolgere un’attività preliminare di diagnosi, in grado di circoscrivere il tipo di tecnologia, il grado di aggiornamento tecnologico presente a scuola, le regole sociali e culturali che ne condizionano l’utilizzo, eventuali vincoli politici ed economici che circoscrivono l’utilizzo etc.  in un secondo momento, il docente può proporre progetti didattici disciplinari o interdisciplinari in cui si costruiscano relazioni fra obiettivi formativi e potenzialità mediali, da cui far derivare la scelta di specifici strumenti e strategie educative strettamente proporzionale al tipo di obiettivi, ma anche alle caratteristiche dei bambini coinvolti nella sperimentazione,  nonché della prima risposta delle classi alla stimolazione tecnologica proposta.
  2. In secondo luogo per svolgere Digital Education è opportuno essere digitalliterate. Per utilizzare consapevolmente le tecnologie digitali all’interno di un progetto educativo è opportuno non solo che il docente conosca bene i linguaggi e le caratteristiche tecniche dello strumento, ma possieda anche competenze trasversali digitali (competenze di analisi critica, consapevolezza fruitiva, produzione creativa) al fine di compiere scelte educative direttamente proporzionali al carico cognitivo degli studenti, tenendo conto della fascia d’età, delle capabilities di apprendimento corrispondenti, oltre che degli obiettivi formativi (Digital Literacy).
  3. Dal punto di vista della metodologia didattica, durante la sperimentazione didattica con il digitale è importante svolgere attività di problem solving rispetto a questioni impreviste e imprevedibili che possano manifestarsi durante il percorso formativo e che richiedono dunque flessibilità e capacità di personalizzazione delle attività. Ad esempio anche nel caso in cui si decidesse di integrare un medium nella didattica e far partire una sperimentazione, è possibile calibrare le attività da svolgere tenendo conto delle caratteristiche del target e gli obiettivi.
  4. Alla fine del percorso, è infine opportuno svolgere attività di autovalutazione del processo formativo innescato e degli esiti di apprendimento degli studenti, da cui valutare il grado di efficacia dell’intervento, nonché progettare azioni migliorative del percorso stesso.

In sintesi, la Digital educationpropone l’integrazione dei linguaggi e degli strumenti digitali all’interno di un setting didattico in correlazione ad altri linguaggi e strategie educative, già appartenenti al backgroud educativo ma che possono rinnovarsi dal punto di vista del metodo e della strategia aumentandone i benefici di fruizione, soprattutto rispetto allo sviluppo di competenze disciplinari e trasversali di ciascun studente. Così in un percorso di Digital Education, tutti gli attori coinvolti, docenti e studenti, svolgono uno specifico ruolo attivo soprattutto nel condividere l’esperienza o il loro sapere. In questa relazione, probabilmente gli studenti sono i migliori conoscitori delle tecnologie, soprattutto rispetto all’accesso mediale, mentre gli adulti nel loro ruolo di educatori devono continuare a rimanere portatori del sapere disciplinare, nonché dei principi e dei valori educativi fondamentali per l’integrazione socioculturale di ciascun individuo,anche avvalendosi dei nuovi linguaggi delle giovani generazioni.

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