Edoardo Borgomeo, Oro blu: storie di cambiamento climatico, Roma-Bari, Laterza, 2020

Le recensioni
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L'acqua è l'origine di tutte le cose, già ne parlava Talete, e oggi ci ritroviamo qui, qualche secolo più avanti (e di acqua ne è passata) a discutere ancora - ma mai abbastanza - dell'acqua come origine di importanti questioni climatiche, sociali, politiche ed economiche. L'acqua scorre tra le dinamiche di potere.
Oro blu: storie di acqua e cambiamento climatico di Edoardo Borgomeo, è un viaggio narrativo che scorre con l'acqua, un testo che si legge in un sorso solo, ricco di colori, odori e delle voci di chi abita le sue storie. L'osservazione etnografica dell'autore sembra rispondere ad una forte esigenza di divulgazione, affiancata ad una sincera passione e vocazione per l'idrologia. Oro blu: storie di acqua e cambiamento climatico è un libro da leggere e rileggere, perché tra le storie che narra c'è un'importante lezione da imparare e tenere a mente: «L'acqua non ha bisogno di noi […] Noi abbiamo bisogno dell'acqua». Ogni capitolo è un viaggio.
In Bangladesh scopro che alcuni abitanti della zona sudoccidentale del paese conoscono sia un'acqua buona che una cattiva. Scopro soprattutto che c'è chi si trova a: «Vivere una vita così, presa in prestito dall'acqua».
L'autore ci conduce in Brasile dove ci presenta il «nonno di tutti i brasiliani», il fiume São Francisco, il velho chico (sì, più importante del Rio delle Amazzoni che, penso mentre leggo, potrà aspirare al massimo alla posizione di zio, di quelli che vedi solo a Natale e ti fanno sempre un regalo importante), per poi fare capolino nella quotidianità lavorativa di chi ha il compito di «Decidere chi berrà per primo da un bicchiere che è praticamente vuoto».
In Australia è incredibile scoprire che c'è chi combatte per la riverlution dedicando la sua vita professionale allo studio di una «proposta di legge per rendere i fiumi un soggetto giuridico» perché «La vera rivoluzione ambientale passa dal diritto».
Il viaggio prosegue in Olanda, un paese dove i bambini «quando disegnano la loro casa la mettono in mezzo ai canali», un paese che non solo ha capito come vivere nell'acqua e con l'acqua, ma che da essa prende il nome e la definizione della sua identità. Dall'Olanda imparo che «Convivere con l'acqua richiede un adattamento costante e continuo», più che politiche di gestione che sfruttano e arginano.
Nella mia amata e odiata Londra faccio la conoscenza dei fatbergs, i mostri delle fogne, iceberg di grasso e spazzatura, figli del «nostro stile di vita, della nostra società usa e getta» che si muovono minacciosi sotto i piedi frenetici dei londinesi, e che richiedono l'intervento dei flushers, i Ghostbusters delle fogne.
Arriviamo poi in Pakistan, dove la mafia dell'acqua «decide chi beve, chi si fa il bagno, chi può cucinare». In questo capitolo l'autore racconta la Storia di una presa di responsabilità, che non va lasciata lì, tra le pagine stampate e il pour parler, ma va accolta e praticata nella vita di tutti i giorni, tanto più da chi ha il lusso di poterselo permettere.
Nell'Iraq meridionale, la terra dei Sumeri culla della civiltà, è dove si può assistere alla «moderna cacciata dall'Eden; una migrazione non dovuta al peccato originale, ma alla mancanza d'acqua», e dove le strategie di distruzione di Saddam Hussein incontrano quelle di Leonardo Da Vinci e Machiavelli.
L'autore ci fa arrivare ora in Messico, un altro esempio di grande rispetto per l'acqua e di una capacità di convivere con la sua natura: «Lasciare all'acqua il suo spazio fa in modo che la sua forza distruttiva si trasformi in fertilizzante per l'agricoltura». In Messico l'acqua è protagonista di diversi scenari, «scorre verso l'alto», dalla paura, ai conflitti, fino al murale di Diego Rivera L'acqua, l'origine della vita sulla Terra.
La fine del viaggio ci riporta a casa, in Sicilia, dove la storia e la persona di Danilo Dolci mi stregano e conquistano, e rendono questo il mio capitolo preferito. Una mente lungimirante e aperta all'ascolto, che ha capito quanto la cura dell'acqua (e della natura nel suo insieme, aggiungo), scorra accanto alla capacità di prendersi cura degli altri.
L'idrofilia è un tema attuale, urgente e sociale. Dobbiamo recuperare una visione più ampia della vita e della società e abbandonare il solipsismo dell'Io in un cui stiamo affogando: «La tesi di questo libro è semplice: la gestione dell'acqua non è solamente compito di ingegneri, economisti o ecologi, ma è compito di tutti».