Il volume Formazione ibrida. Metodi e strategie per una nuova educazione degli adulti, curato da Piergiuseppe Ellerani e Piergiorgio Reggio (FrancoAngeli, Milano 2026) affronta la questione dei metodi nell’educazione degli adulti e nel lifelong learning con un taglio ampio e riflessivo, prendendo le distanze da una concezione meramente tecnica o repertoriale e riportando al centro la consistenza pedagogica della scelta metodologica.
L’assunto che orienta il lavoro è dichiarato con chiarezza sin dall’introduzione: il metodo non è riducibile a un semplice “corredo tecnico”, né a un elenco di pratiche da applicare in modo indifferenziato, ma va inteso come logica di azione, come criterio di progettazione, come dispositivo capace di generare apprendimenti in contesti educativi e formativi sempre più complessi, ibridi e attraversati da trasformazioni sociali, culturali e tecnologiche. In questo senso, il volume si colloca con consapevolezza entro il dibattito pedagogico contemporaneo sull’educazione degli adulti, assumendo una postura che tiene insieme riflessione teorica, tensione metodologica e attenzione ai mutamenti in atto. A conferire ulteriore consistenza all’opera contribuisce anche la presenza, all’interno delle diverse sezioni, di specifici affondi dedicati alle “pratiche”, che affiancano ai contributi di inquadramento teorico e metodologico la presentazione di esperienze formative concretamente realizzate in contesti reali.
Dopo una parte introduttiva dedicata agli scenari, nella quale vengono ricostruiti i principali snodi storici e teorici dell’educazione degli adulti e vengono chiariti i fondamenti metodologici del volume, l’opera si sviluppa secondo una mappa di “famiglie” metodologiche che costituisce uno dei suoi elementi più interessanti. I metodi sono infatti organizzati in relazione a nuclei problematici e a diversi baricentri dell’azione formativa: i metodi centrati sul digitale, quelli centrati sul soggetto/persona, quelli centrati su drammaturgia, corpo e arti, quelli centrati sulla partecipazione e sullo sviluppo di comunità, quelli centrati sul laboratorio e, infine, quelli centrati su ricerca, formazione e conoscenza. Questa organizzazione rende il volume particolarmente fruibile, perché consente al lettore di orientarsi in un panorama ampio senza disperderne il senso, e insieme restituisce l’idea che i metodi non siano entità isolate, ma forme di risposta a problemi ricorrenti dell’agire educativo e formativo.
L’educazione degli adulti oggi: fondamenti teorici e di metodo
Entrando nello specifico, nel capitolo dedicato all’educazione degli adulti e alla formazione oggi, gli autori ricostruiscono le principali tappe evolutive dell’EdA, dall’educazione popolare ottocentesca fino alla contemporaneità segnata dalla digitalizzazione, dalla crisi delle tradizionali figure dell’adulto e dalla crescente rilevanza di una conoscenza diffusa, ibridata ed ecosistemica. Il testo mostra bene come le forme dell’educazione degli adulti non siano mai state neutrali, ma siano sempre state intrecciate a concezioni dell’adultità, dell’apprendimento, del lavoro, della cittadinanza e della democrazia. Il capitolo dedicato ai fondamenti metodologici, rappresenta uno snodo teorico particolarmente rilevante. Qui il metodo viene definito come forma progettata dell’educazione, come sistema coerente di scopi, contenuti, attività, ruoli, artefatti e criteri valutativi. Ciò permette di sottrarre la questione metodologica sia all’improvvisazione sia al tecnicismo, restituendole una densità pedagogica spesso trascurata nel lessico corrente della formazione. Il riferimento alla pluralità dei metodi, alla loro natura situata, alla necessità di renderne pubblicamente giustificabili le scelte, conferisce al volume una fisionomia che è al tempo stesso manualistica e riflessiva: non un repertorio chiuso, dunque, ma una guida orientativa per studenti, formatori e professionisti chiamati a elaborare criteri di scelta adeguati ai contesti reali.
Pluralismo metodologico come risorsa
Su questa base si innestano le diverse famiglie metodologiche. La sezione dedicata al digitale risulta particolarmente significativa per il tentativo di leggere l’attuale condizione onlife e post-digitale non come semplice aggiunta di strumenti, ma come ridefinizione degli ambienti di apprendimento, delle pratiche partecipative e dei modi di produrre e condividere conoscenza. I contributi dedicati, tra l’altro, al digital storytelling partecipativo, all’intelligenza artificiale come partner cognitivo attivo, alle tecnologie immersive, alla gamification e al game based learning mostrano come il digitale possa essere pensato non solo in chiave tecnologica, ma come questione pedagogica e culturale. In questa parte del volume emerge con particolare evidenza il tentativo di evitare sia il determinismo tecnico sia il rifiuto pregiudiziale dell’innovazione, cercando invece di comprendere in che modo i nuovi ambienti possano diventare luoghi di agency, riflessività, collaborazione e cittadinanza. Accanto a questa famiglia, assumono rilievo i metodi centrati sul soggetto/persona, che valorizzano l’esperienza, le biografie, l’apprendimento auto-diretto, la riflessività e la trasformazione; quelli centrati su drammaturgia, corpo e arti, che aprono il campo a forme embodied ed espressive dell’apprendere; i metodi centrati sulla partecipazione e sullo sviluppo di comunità, che insistono sul nesso tra apprendimento, territorio, collaborazione e costruzione condivisa di conoscenza; i metodi centrati sul laboratorio, in cui confluiscono pratiche come la lettura ad alta voce condivisa, il cooperative learning, il gioco, il work based learning e l’educazione esperienziale all’aperto; e, infine, i metodi centrati su ricerca, formazione e conoscenza, che includono etnografia, change laboratory, videoanalisi, partecipazione deliberativa e valutazione partecipata. La ricchezza di questa articolazione è uno degli elementi che rendono il volume particolarmente utile per chi opera nella didattica e nella formazione, poiché mostra con ampiezza e insieme con ordine la pluralità dei dispositivi oggi disponibili per lavorare con adulti in apprendimento.
Una mappa che suscita domande
Più che per una pretesa di esaustività, il libro appare dunque apprezzabile per la sua capacità di costruire una mappa orientativa teoricamente fondata e metodologicamente articolata, entro la quale i singoli contributi, pur diversi per taglio e registro, convergono in una medesima intenzione: riportare al centro la consapevolezza metodologica come condizione per un agire educativo non casuale, non meramente strumentale, non ridotto a tecniche.
A questo punto, proprio quando la descrizione del volume potrebbe arrestarsi alla sua ricchezza compositiva, sembra emergere una pista di lettura ulteriore, forse una delle più feconde. Il libro, infatti, non appare unito soltanto dal tema dei metodi, ma anche da un insieme di domande che attraversano, in modi diversi, i saggi che lo compongono. La prima riguarda il significato stesso del metodo oggi: che cosa significa scegliere un metodo in un tempo in cui non basta più applicare procedure, aggiungere strumenti o trasferire tecniche? La seconda concerne il soggetto dell’educazione degli adulti: chi è l’adulto che apprende nella contemporaneità, in una stagione segnata da transizioni continue, fragilità, pluralità di traiettorie e instabilità delle appartenenze? La terza interroga i contesti: come progettare apprendimenti significativi in ambienti complessi, ibridi, reticolari, postdigitali? La quarta chiama in causa la qualità dell’esperienza formativa: come sostenere agency, riflessività, partecipazione e trasformazione, anziché semplice adattamento? La quinta, infine, rinvia ai fini: quali idee di soggetto, di cittadinanza, di convivenza e di democrazia orientano oggi l’educazione degli adulti?
In questa prospettiva, il libro curato da Ellerani e Reggio può essere letto non solo come un manuale sui metodi dell’educazione degli adulti, ma come un lavoro che invita a riaprire domande fondamentali sul senso della formazione oggi. Ed è forse qui che risiede il suo contributo più interessante: non semplicemente nell’offrire un repertorio di possibilità operative, ma nel mostrare che ogni opzione metodologica rinvia a un modo di intendere l’apprendimento, il soggetto, la conoscenza e la vita comune.
