Il framework DigComp 3.0: un modello multilivello

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La pubblicazione on line della traduzione italiana del DigComp 3.0 (Digital Competence Framework for Citizens) non rappresenta solo l’aggiornamento del quadro europeo per le competenze digitali. Sviluppato dal Joint Research Center dalla Commissione europea, alla sua quinta edizione, è un potente strumento che definisce in modo sistematico e dettagliato le competenze digitali, offrendo un riferimento per cittadini, scuola, formazione e mondo del lavoro.

Il DigComp, sin dalla sua prima formulazione, è stato concepito come un modello descrittivo delle competenze digitali dei cittadini (Ferrari, 2013), poi evoluto nelle versioni successive fino al DigComp 2.2, che ha introdotto esempi applicativi e riferimenti alle tecnologie emergenti (Vuorikari et al. 2022).La nuova versione mantiene la struttura consolidata nella precedente versione 2.2, in base alla quale diversi organismi offrono percorsi di certificazione riconosciuti da enti pubblici e privati come requisito obbligatorio di alfabetizzazione digitale.  La nuova versione è frutto dell’impegno di molti soggetti e della continua interazione con la Commissione europea, per rendere la traduzione più vicina alle pratiche e alla terminologia adottata in Italia nel mondo della formazione e non solo.

Come nella versione precedente, DigComp 3.0 si articola in 5 aree di competenza, 21 competenze specifiche e 4 livelli di padronanza invece degli 8 della versione precedente. La novità è che per ciascun livello di padronanza relativo alle singole competenze specifiche illustrate in figura 1, cui si aggiunge un ulteriore livello, quello dei risultati di apprendimento o learning outcomes. L’impianto arriva ad una granularità finissima, definendo ben 528 risultati di apprendimento, che rendono il framework particolarmente utile per la progettazione didattica e la valutazione delle competenze.


Dall’elenco delle competenze alla progettazione per risultati di apprendimento

Il DigComp si basa dunque su una struttura multilivello che consente di descrivere in modo progressivo e analitico la competenza digitale. Il framework è organizzato in cinque aree che rappresentano i domini fondamentali della competenza digitale:

  1. ricerca, valutazione e gestione delle informazioni
  2. comunicazione e collaborazione
  3. creazione di contenuti
  4. sicurezza, benessere e uso responsabile
  5. identificazione e risoluzione dei problemi

All’interno di ciascuna area sono individuate competenze specifiche che descrivono cosa una persona deve saper fare in termini generali (ad esempio: valutare l’affidabilità delle informazioni, proteggere i dati personali, creare contenuti digitali).

Ogni competenza è articolata in livelli progressivi di padronanza (base, intermedio, avanzato, altamente avanzato), che descrivono il grado di autonomia, complessità e responsabilità. Questa dimensione rende il framework utilizzabile per percorsi formativi differenziati.

Per ciascun livello vengono introdotti sistematicamente i risultati di apprendimento rappresentati in una complessa tabella finale, che si traducono in descrizioni operative e osservabili delle prestazioni attese, che rendono la competenza misurabile e progettabile.

C’è da notare la scelta della terminologia per definire delle aree di competenza e delle 21 competenze: si tratta di competenze non strettamente tecniche, ma trasversali, di saper fare, saper scegliere, saper valutare. Questa impostazione risponde alle raccomandazioni europee sull’educazione digitale, che sottolineano l’importanza di sviluppare competenze critiche e consapevoli rispetto alle tecnologie emergenti (European Commission, 2021).

Dal modello teorico all’applicazione operativa

Il DigComp 3.0 è esplicitamente pensato per essere adattato a diversi contesti e scopi — istruzione, formazione, occupazione — e per supportare lo sviluppo delle competenze lungo tutto l’arco della vita.

Uno degli elementi più rilevanti per i formatori è proprio il passaggio dalla semplice elencazione delle competenze alla loro declinazione in risultati di apprendimento osservabili. Questo consente di costruire percorsi formativi più chiari negli obiettivi, più coerenti nella struttura e più valutabili negli esiti.

Ad esempio, la competenza relativa alla “valutazione delle informazioni” (area 1) può essere declinata in modo molto diverso a seconda del livello: a un livello base, può riguardare la capacità di riconoscere fonti affidabili; a un livello avanzato, può includere la capacità di analizzare criticamente dataset complessi o contenuti generati da sistemi di intelligenza artificiale. I learning outcomes associati rendono esplicite queste differenze e forniscono un riferimento diretto per la progettazione.

Il primo ambito di applicazione riguarda la progettazione di moduli formativi. Il DigComp 3.0 consente di costruire unità didattiche partendo direttamente dai risultati dell’apprendimento, garantendo coerenza tra obiettivi, attività e valutazione.

Ad esempio, un modulo sull’uso consapevole dell’intelligenza artificiale può essere progettato:

  • selezionando i learning outcomes relativi alla valutazione critica delle informazioni e alla creazione di contenuti;
  • definendo attività didattiche coerenti (analisi di output di IA, confronto tra fonti, produzione di contenuti assistiti);
  • costruendo strumenti di valutazione allineati (rubriche, compiti autentici).

In questo modo, il framework diventa una guida alla progettazione, che permette di ridurre il rischio di definire percorsi frammentati o poco coerenti.

Gli ambiti di applicazione, però, non si limitano solo alla progettazione formativa.

Un altro ambito riguarda la definizione di profili professionali. Utilizzare il DigComp 3.0 significa poter descrivere in modo analitico e trasparente le competenze digitali richieste per uno specifico ruolo, evitando formulazioni generiche. Per fare un esempio, si pensi alla definizione del profilo di un “facilitatore digitale”. Attraverso il DigComp è possibile: a) selezionare le competenze rilevanti (es. comunicazione e collaborazione, sicurezza, problem solving); b) individuare i livelli di padronanza attesi (es. livello intermedio per la comunicazione, avanzato per la risoluzione dei problemi); c) associare a tali livelli i learning outcomes che descrivono in modo operativo ciò che il professionista deve saper fare.

Il risultato è un profilo più chiaro, utilizzabile sia in fase di selezione sia per la progettazione di percorsi di formazione o aggiornamento. Questo approccio è coerente con le indicazioni europee sulla trasparenza delle qualificazioni e sulla costruzione di repertori di competenze (Cedefop, 2020).

Un terzo uso, particolarmente rilevante nel contesto italiano, riguarda la redazione di declaratorie per bandi pubblici e concorsi. Le declaratorie che definiscono i requisiti relativi al possesso delle competenze digitali spesso usano espressioni generiche senza una reale definizione operativa di cosa il candidato debba sapere o saper fare: non è insolito, infatti imbattersi in annunci o bandi che richiedono il requisito di essere in possesso di “competenze informatiche di livello di base” oppure di “aver seguito un corso di formazione in informatica riconosciuto” o ancora  la “conoscenza e capacità di utilizzo dei principali strumenti e applicativi informatici, con particolare riferimento al pacchetto Office e strumenti di collaboration”. La stessa indeterminatezza, a maggior ragione, si riscontra in fase di selezione delle risorse umane.

In questi casi, infatti, ricorrere alla struttura del DigComp 3.0 consente di: esplicitare le competenze richieste; indicare i livelli di padronanza; descrivere, attraverso i risultati dell’apprendimento, le prestazioni attese, costruire prove di selezione/valutazioni coerenti con la professionalità richiesta. Ad esempio, una declaratoria potrebbe richiedere “competenze di livello intermedio nella gestione delle informazioni digitali (competenza 1.3), competenze di livello avanzato relative alla capacità di valutare l’affidabilità delle fonti (competenza 1.2 ) e competenze di livello intermedio relative alla capacità di organizzare i dati in ambienti digitali strutturati (competenza 1.3)”, attribuendo eventualmente a ciascuna competenza i learning outcomes associati e rendendo il requisito molto più chiaro e verificabile.

Una ulteriore applicazione può essere quella della costruzione di percorsi formativi e di carriera all’interno di aziende e pubbliche amministrazioni per passare a qualifiche contrattuali di livello più alto, oppure per definire percorsi che coprano aree di competenza complementari.

DigComp 3.0 introduce, rispetto alle edizioni precedenti, un ulteriore elemento di novità, già profilato nella versione precedente ma ora definito operativamente: si tratta dell’integrazione trasversale dell’intelligenza artificiale sull’architettura del modello, tanto che - nella citata tabella finale che elenca i risultati dell’apprendimento - accanto a ciascuno viene indicato se questo sia influenzato in modo esplicito implicito o nullo dall’IA. Per i formatori, ciò significa poter progettare percorsi che non trattano l’IA come tema isolato, ma come dimensione che attraversa diverse competenze. Tradotto in termini operativi, ad esempio, nell’area 3 della creazione di contenuti, l’IA può essere utilizzata per la produzione assistita; nell’area 1 della valutazione delle informazioni, può essere usata per analizzare criticamente contenuti generati automaticamente; nell’area 4 della sicurezza, permette di riflettere sui rischi legati all’uso dei sistemi intelligenti.

Questa integrazione risponde alle raccomandazioni europee sull’educazione digitale, che sottolineano l’importanza di sviluppare competenze critiche e consapevoli rispetto alle tecnologie emergenti (European Commission, 2021).


Dal framework alla pratica

L’utilità del DigComp 3.0 dipende, in ultima analisi, dalla nostra capacità di utilizzarlo come strumento di lavoro quotidiano. Non si tratta solo di conoscerne la struttura, ma di integrarlo nei processi di progettazione, valutazione e certificazione. Non è soltanto un riferimento tecnico, ma ci consente di rendere espliciti da una parte criteri, obiettivi e risultati, dall’altra la relazione tra competenze, livelli e risultati di apprendimento, facilitando la costruzione di percorsi più coerenti e spendibili. In più, si colloca pienamente nel dominio della governance delle competenze, facilitando l’allineamento tra sistemi educativi e formativi e mondo del lavoro. Per chi opera all’interno i questi sistemi, questo significa disporre di un linguaggio comune e di una griglia operativa condivisa che permette di superare la frammentazione dei percorsi e dell’offerta formativa e di rafforzare la qualità della progettazione.


Infografia



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